- read

Dopo l’università: diventare sviluppatori e sviluppatrici web

Gabriele Romanato 14

Studenti universitari che lanciano in aria i loro cappelli
Photo by Vasily Koloda on Unsplash

Al di là del momento contingente, vorrei lanciare un messaggio di speranza ai giovani universitari che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro sul Web.

Mondo del lavoro: cosa c’è dopo l’università

Con le conoscenze acquisite durante il periodo universitario si aprono varie possibilità per la scelta del proprio lavoro. Perché le possibilità esistono, e chi sostiene il contrario mente.

Sia che si decida di operare come lavoratori/lavoratrici autonomi/e (freelance) o come dipendenti, gli scenari che si prospettano sono i seguenti:

Aziende e web agency

Esistono piccole, medie e grandi aziende e web agency. La tentazione immediata è quella di puntare subito verso le grandi realtà. Tuttavia spesso i profili richiesti da queste imprese sono medio-alti e soprattutto richiedono una buona esperienza sul campo.

Invece occorre prima prepararsi seriamente e con passione. Per questo motivo iniziare la propria carriera in àmbiti medio-piccoli non deve essere visto come una degradazione delle proprie capacità.

Quello che le aziende cercano, oltre le capacità tecniche, sono l’affidabilità e la resistenza sotto stress. Il fattore maggiore di stress in questo settore sono le scadenze e, soprattutto, i rapporti con i clienti. I clienti difficili esistono, e bisogna saperli gestire. Inoltre un lavoratore dovrebbe anche amalgamarsi bene con il resto del team, senza creare conflitti o voler primeggiare a tutti i costi.

Infine, l’affidabilità: rispettare i compiti, le scadenze, verificare che il lavoro sia effettivamente svolto come richiesto sono requisiti indispensabili.

Profili richiesti

Con la Legge 4 / 2013 vengono riconosciuti i profili professionali per i lavoratori del Web.

Ovviamente è prematuro pensare che appena usciti dall’università si sappia già quale profilo scegliere. Occorre riflettere e porsi alcune domande:

  • Qual’è l’argomento tra quelli studiati per cui sento veramente una propensione al di là degli esami e del percorso di studi?
  • Sono davvero disposto a migliorare le mie conoscenze su quell’argomento?
  • Sono disposto a mettermi in gioco percorrendo quella strada?

Ci vuole tempo per rispondere a queste domande e non si può credere di rispondere sentendo il parere di altre persone o affidandosi a statistiche del lavoro. Si tratta di una risposta che può venire solo da voi.

Condizioni di lavoro

Sarebbe ipocrita negare il fatto che a volte le condizioni di lavoro sono degradanti. Questo avviene perché non sempre si incontrano datori di lavoro onesti e colleghi solidali.

Tali condizioni sono indipendenti dal tipo di realtà in cui operate: potete trovare una situazione appagante e stimolante nelle piccole realtà ed una condizione frustrante in quelle più note e blasonate.

In ogni caso dovete imparare a dire no: no a termini contrattuali ai limiti del caporalato, no a compensi ridicoli, no a vessazioni e soprusi nell’ambiente di lavoro. No, insomma, a tutto ciò che vi umilia e vi degrada.

Termini contrattuali

Di solito questo argomento viene ridotto al seguente schema: lavoratore/lavoratrice autonomo/a vs lavoratore/lavoratrice dipendente.

Semplice, ma nella realtà le cose vengono complicate dal fatto che spesso i vostri clienti o datori di lavoro non sempre si comportano come dovrebbero. Ad esempio se collaborate con una società in modo occasionale, questa potrebbe sentirsi in diritto di volere l’esclusiva del vostro lavoro. Al che ovviamente voi avete il diritto di chiedere una regolarizzazione della vostra posizione tramite un contratto.

Ma alla società conviene continuare a pagarvi a progetto o ad ore senza alcun tipo di regolarizzazione. In definitiva dovete essere consapevoli del fatto che i termini contrattuali devono essere chiari, senza zone d’ombra. Perché se così non fosse gli unici a trarne beneficio non sarete certo voi.

Farsi conoscere e proporsi

Un curriculum vitae non basta. Occorre dimostrare sul Web che le proprie competenze, il proprio know-how e le proprie skills sono del livello richiesto. Come?

Creare un proprio sito web: cosa condividere e cosa proporre

Avere un proprio sito è un must. Il sito dovrà essere curato nella forma e nei contenuti e assolutamente in regola e conforme agli standard ufficiali del Web.

Su questo sito non andranno solo il classico curriculum, il portfolio e la pagina dei contatti, ma soprattutto molti, molti articoli in cui dimostriamo a suon di codice ed esempi che siamo padroni di determinati argomenti.

Condividere il proprio codice in Rete: GitHub e Bitbucket

GitHub e Bitbucket sono due piattaforme per il social coding. Condividere il proprio codice è fondamentale perché:

  • Impariamo dagli altri e gli altri imparano da noi
  • Ci permette di aumentare la nostra visibilità
  • È una caratteristica molto richiesta, specie all’estero.

Negli USA molte aziende monitorano questi siti per cercare di scoprire nuovi talenti. Si tratta di una pratica diffusa quasi quanto quella della consultazione di piattaforme per profili professionali come Linkedin.

L’importanza della lingua inglese

La conoscenza della lingua inglese è fondamentale. Per perfezionarsi, più che la teoria serve la pratica: il Web ci permette di comunicare con tutto il mondo. Dunque andrebbero preferiti siti in lingua inglese. Non solo: occorre anche cercare di stabilire dei contatti (e-mail, chat ecc.) con parlanti nativi in modo da usare l’inglese sia in forma scritta che orale quanto più possibile.

La situazione attuale: lavorare nel presente con un occhio al futuro

Occorre porsi su due piani: impegnarsi nel presente e cercare di capire come evolveranno le tecnologie del Web per essere sempre al passo coi tempi, evitando così di perdere terreno rispetto ad altri professionisti.

Quindi guardare il panorama a 360 gradi: ciò che può sembrare poco utile oggi potrebbe rivelarsi decisivo domani.